museo-san-francesco-mercatello-sul-metauro

Sede: Chiesa di San Francesco, Piazza San Francesco – Mercatello sul Metauro

Apertura:
Feriali: dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 16.00
Festivi: dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 16.00
chiuso il martedì mattina

Informazioni:
Tel. 0722 89 114
Cel. 349 23 61 138

Il Museo di San Francesco è ospitato nella sacrestia e nel piano superiore della Chiesa di San Francecso, originariamente dormitorio dei minori. Dal 1977 è stata adibita a sede del museo, destinato ad accogliere opere del territorio mercatellese e realizzato grazie all’interessamento ed entusiasmo della locale Pro Loco ed in particolare dei suoi dirigenti: Giorgio Simoncini e Vero Baldeschi, alla cui memoria è stata dedicata la sala al piano superiore, ristrutturata in occasione del nuovo allestimento realizzato nell’anno 2005.

Opere più importanti

Circoincisione di Gesù: Il dipinto è opera di Giorgio Picchi, interessante artista cinquecentesco di Casteldurante, l’attuale Urbania. Nato intorno al 1555, viaggiò molto anche fuori dei territori del ducato. La tela, realizzata nel 1586, rappresenta la Circoncisione di Gesù e proviene dall’altare del Nome di Dio della Pieve Collegiata, ora dedicato a S. Veronica. Evidente è l’influenza di Federico Barocci, grandissimo artista urbinate, anche se Picchi rielaborò uno stile particolare che lo distinse dai più stretti collaboratori del maestro. Il dipinto è caratterizzato da una grinta stilistica che emerge nell’uso del colore, corposo e squillante, nel piglio caricato dei personaggi e nel gioco degli effetti luminosi, caratteristici della cosiddetta pittura allegra del Picchi.

Martirio di Santa Caterina: Il dipinto, raffigurante il Martirio di S. Caterina, fu realizzato da Giorgio Picchi intorno al 1582 per l’omonima Confraternita di Mercatello che aveva il suo Oratorio nell’attuale via del Seminario. La composizione, dai colori brillanti tipici dell’artista, è movimentata e ricca di particolari cruenti. I carnefici, colpiti dalle schegge lignee causate dalla distruzione della ruota dentata, strumento del martirio, vengono catapultati verso lo spettatore svelando la docile figura della Santa, già protesa con le braccia aperte verso il Cristo, in alto, che tiene nella mano sinistra lo stendardo simbolo della Resurrezione e, nell’altra, una corona, promessa di una regalità ultraterrena raggiungibile con il martirio.

Battesimo di Gesù: La tela, datata 1612, era ospitata in origine nella chiesa di San Francesco, nell’altare della nobile famiglia Stefàni che la commissionò al pittore veneto Claudio Ridolfi. L’artista, nato nel 1560, dopo una prima formazione presso la bottega di Paolo Caliari – il Veronese, con cui condivise l’appellativo – si trasferì ad Urbino, dove strinse uno stretto rapporto con Federico Barocci, non cessando mai più di coniugare la sua cultura veneta con gli insegnamenti del maestro urbinate. Ridolfi iniziò un’intensa e lunga attività incentrata soprattutto sulla pittura sacra, ma anche sulla ritrattistica, per altro ben rappresentata nel Battesimo di Gesù. I busti dei committenti si affacciano in basso volgendo i volti, indagati con notevole acutezza psicologica, verso lo spettatore.

Madonna e Santi: La tela, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura la Madonna col Bambino in una gloria di angeli e, nella parte bassa, Santa Lucia che sta per essere bruciata affiancata ai lati dal carnefice e da San Sebastiano alla colonna. Si tratta di una pala a carattere devozionale, dove le figure, che appaiono incomunicanti tra loro, sono definite da ombre nette e dure. L’opera è di Giovan Francesco Guerrieri da Fossombrone, uno dei pittori marchigiani più interessanti e che lavorò molto per Mercatello. Nato nel 1589, l’artista fu uno degli artefici di quel rinnovamento della pittura marchigiana che, appresa la lezione caravaggesca, seguì la strada del naturalismo.

Immacolata: La tela, realizzata intorno al 1630, proviene dalla chiesa di San Francesco e raffigura la Vergine Immacolata e un Santo Vescovo che, inginocchiato di fronte a un quadro raffigurante la Vergine, in atteggiamento estatico, volge lo sguardo allo spettatore. In basso a sinistra è lo stemma della famiglia Gasparini-Stefàni, che si formò nel 1626 e poco dopo fece costruire l’imponente palazzo che domina la piazza principale. Autore della tela è un artista molto vicino al fare di Giovan Francesco Guerrieri.

Tabernacolo Ligneo: Il grande Tabernacolo Ligneo è un’interessante opera cinquecentesca di artigianato locale proveniente dalla Chiesa di S. Francesco. Qui era collocato sull’altare maggiore, posto prima dei restauri novecenteschi all’ingresso dell’abside, fra navata e coro, e visibile in tutti i suoi lati. Intagliato, dorato e dipinto, presenta nello sportello principale la figura del Cristo risorto e, nelle altre cinque specchiature, quelle dei Santi Chiara, Antonio, Bonaventura, Ludovico e Francesco, tutti appartenenti all’ordine francescano.

Incoronazione della Vergine: La pala d’altare raffigura l’Incoronazione della Vergine e i Santi Francesco, Chiara, Ubaldo e Terenzio, quest’ultimo patrono della città di Pesaro, di cui tiene un modello in mano. La tela fu commissionata nel 1574 dai Conventuali di S. Francesco all’urbinate Giovan Battista Clarici, artista noto soprattutto per la sua attività di cartografo. La sua collocazione in fondo all’abside andò a chiudere la grande bifora originale avviando il totale rinnovamento della chiesa, avvenuto con l’introduzione di numerosi altari laterali. In continuità con il passato la tela riprende in maniera evidente la raffigurazione affrescata che si trovava in origine sopra l’arco trionfale e che era destinata a sostituire.

Transito della Vergine: Il dipinto seicentesco, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura il transito di Maria. Essa giace in un letto alla presenza degli Apostoli che lei stessa volle rivedere prima della Resurrezione. Secondo la Legenda aurea, infatti, l’angelo che le annunciò la morte dopo tre giorni, fece in modo che gli Apostoli, sparsi per il mondo, la raggiungessero, ciascuno trasportato su una nube. In alto Gesù, in una gloria di angeli, è pronto ad accogliere l’anima di Maria.

Sant’Agostino: Dalla chiesa di S. Michele di Valbuona, proviene l’affresco staccato raffigurante S. Agostino, ulteriore testimonianza di una produzione pittorica di elevata qualità nell’alta valle del Metauro. Realizzato da un ignoto frescante umbro-metaurense all’inizio del 1500, è caratterizzato dalla figura monumentale del Santo abbigliato con abiti vescovili, inquadrato entro un’incorniciatura dipinta.

Crocifissione: Di notevole interesse è questa monumentale Crocifissione che si trovava originariamente sull’altare maggiore dell’Oratorio di S. Croce. Fu commissionata dalla nobile famiglia Stefàni di Mercatello ed eseguita nel 1373 probabilmente da Giovanni Brelli, uno dei principali esponenti della scuola pittorica mercatellese. Egli imposta il dipinto secondo uno schema compositivo molto diffuso dopo l’insediamento giottesco e dei suoi seguaci, tuttavia mostra un’arte divenuta ormai autonoma. La consueta iconografia dell’episodio, con i dolenti ai lati, è arricchita nella parte superiore dalla presenza del pellicano che si lacera il petto per offrire il proprio sangue ai piccoli, evidente rimando al sacrificio di Cristo crocifisso.

Croce a Reliquario: La Croce a reliquiario, in rame e ottone brillante, risale al primo ‘400 ed è certamente opera di bottega toscana, verosimilmente fiorentina. Proviene dall’Oratorio di S. Croce, dedicato proprio alla preziosa reliquia conservata nella parte superiore dell’opera. I bracci presentano infatti terminazioni a reliquiari tondi cesellati anche se nei due le originarie reliquie sono state sostituite da una coppia di medaglie commemorative del giubileo sacerdotale del 1888. La sagoma della croce è profilata da una doppia cornicetta mandorlata a cesello, mossa all’incrocio dei bracci da un largo quadrato e all’altezza delle ginocchia del Cristo da un romboide.

Statue Lignee San Pietro e San Paolo: Le pregevoli sculture risalgono alla fine del ‘400 e provengono dalla Pieve Collegiata. Raffigurano i Santi Pietro e Paolo e sono riconducibili alla locale bottega dei Bencivenni, eccezionali maestri mercatellesi della lavorazione del legno e del suo intarsio, di cui hanno lasciato eccezionali esempi soprattutto in Umbria, in particolare nel Collegio del Cambio di Perugia, realizzato in collaborazione con il Perugino, e nel coro della cattedrale di Todi. Antonio Bencivenni ed il figlio Sebastiano non mancarono mai di onorare le loro radici, aggiungendo in maniera evidente alla firma delle loro opere, l’indicazione della cittadina di origine.

Tavole Senesi: Le due tavole, provenienti dalla Pieve Collegiata, raffigurano la Madonna in trono col Bambino e Sant’Antonio Abate. Realizzate dal senese Luca di Tommè intorno al 1370, si distinguono per l’eleganza dei contorni e la dolcezza espressiva che traspare soprattutto dal volto della Madonna. Lo sguardo intenso del Bambino richiama l’arte dei grandi maestri della scuola senese, in particolare dei Lorenzetti. Il pannello, a sinistra, ospita un dipinto su tavola raffigurante S. Francesco realizzato dal restauratore aretino Gualtiero De Bacci Venuti nel 1918, quando le tavole furono trasferite dal luogo di origine a S. Francesco per essere collocate su un nuovo altare; nell’occasione si ritenne opportuno integrarle perché ritenute incomplete.

Madonna in Trono: La preziosa tavola archiacuta, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, presenta in basso un’iscrizione a caratteri gotici che esplicita l’autore duecentesco, Bonaventura di Michele. L’opera, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, è caratterizzata da un disegno deciso, da una linea marcata e da una vivace cromia, elementi che attestano l’influenza del bizantinismo che si era diffuso in Italia nella seconda metà del 1200, riscontrabile anche dalla cornice dipinta a finto cuoio con cavità che dovevano contenere borchie o vetri colorati. Nei pannelli contenuti nel supporto: troverete due dipinti su tavola realizzati nel 1918 da Gualtiero De Bacci Venuti; a destra è S. Paolo, a sinistra S. Pietro. Il trittico venne costituito per essere collocato su un nuovo altare in S. Francesco, contrapposto a quello realizzato utilizzando le tavole di Luca di Tommè.

Martirio di San Bartolomeo: La tela di inizio ‘600 rappresenta il Martirio di San Bartolomeo, illustrando con particolare verismo il momento dello scuoiamento del Santo da parte del carnefice. In basso, a sinistra, è la figura a mezzo busto del donatore. Proviene dall’omonima chiesa rurale, non più esistente, ed è attribuita al pesarese Giovan Giacomo Pandolfi. L’artista, al quale spetta un posto di rilievo nell’attività pittorica tra ‘500 e ‘600, recuperò il fare degli Zuccari frequentando l’ambiente romano, per poi rientrare nel territorio ducale dove fu molto operoso risentendo maggiormente dell’influenza di Federico Barocci.

Annunciazione: Il dipinto, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura l’Annunciazione secondo la consueta iconografia: in un interno, la Vergine orante volge lo sguardo verso l’arcangelo Gabriele che, recando il giglio in una mano, è inginocchiato di fronte a lei e con l’altra indica in alto la colomba dello Spirito Santo che, al momento dell’annuncio, discenderà su Maria. Sullo sfondo, a destra, San Giuseppe al lavoro. L’opera, seicentesca, è di un ignoto artista marchigiano che palesa influenze di Federico Barocci.

Madonna di Loreto: La tela seicentesca che state osservando raffigura la Madonna di Loreto. La Madonna e Gesù Bambino sono seduti sul tetto di una casa che, sorretta da angeli, viene trasportata in volo. L’iconografia, molto diffusa soprattutto nelle Marche, illustra come la S. Casa di Maria e Giuseppe a Nazaret dove avvenne l’Annunciazione, venne portata in salvo dagli angeli nel 1291, quando i saraceni cacciarono i cristiani dalla Terrasanta e depositata dopo un lungo viaggio a Loreto, ove è conservata nell’omonimo Santuario.

Madonna col Bambino: L’opera , proveniente dalla Pieve Collegiata, è una tavola cinquecentesca derivante da un perduto originale di Girolamo Genga. Raffigura la Madonna seduta con il Bambino in grembo, entrambi rivolti verso il piccolo San Giovanni Battista che ha il capo coronato da tralci di quercia. Il gesto di Gesù, che poggia con forza il piede sulla mano della Madre quasi a volersi spostare, prefigura la Resurrezione con l’uscita dal Sepolcro.

Articoli correlati

thumbnail

Rocca Costanza
Pesaro

La Rocca Costanza fù fatta erigere da Costanzo Sforza (da cui prese il nome) tra il 1474 e il 1483. Emerge sul Piazzale Giacomo Matteotti, ...

thumbnail

Rocca Roveresca
Mondavio

La Rocca Roveresca di Mondavio venne edificata, su commissione di Giovanni Della Rovere (genero di Federico...

thumbnail

Teatro Comunale
Cagli

All'interno del Palazzo Comunale di Cagli, nel 1585 , per la messa in scena di una commedia del cagliese Bernardino Pino, fu ricavata...

Entra nel sito