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Il Castello di Frontino è arroccato su uno sperone che domina il Torrente e la suggestiva Valle del Mutino. Arrivando sembra di entrare in un salotto, antico s’intende, le strade, le piazze sono lastricate di ciottoli del Mutino, fiori e piante lungo le case a schiera, tutto è pulito e lucido fino agli angoli più riposti. Le torri e la possente cinta muraria ricordano le origini di questo battagliero Castello, sentinella avanzata dei Montefeltro.

Un silenzio, un’aria leggera, lo stormire di querce secolari creano sottili sensazioni di una realtà diversa, quasi fantastica, che rigenera nuove energie e rinfranca lo spirito. Un vero Paese dell’anima, scelto da Carlo Bo, il mitico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino, come luogo di incontri e di amicizia. Qui nel 1981 fondò il Premio Nazionale di Cultura “Frontino – Montefeltro”, manifestazione prestigiosa, che ogni anno ospita personaggi famosi e giovani per assegnare ai vincitori un ambito riconoscimento presso il Complesso Monumentale di Montefiorentino, nella penultima domenica di Settembre.

Frontino ha la sua Torre civica, sentinella del Capoluogo e del Palazzo comunale, più avanti il Torrione, a presidio delle mura castellane, ricorda il Medioevo e gli assalti dei potenti vicini, sempre respinti dai valorosi abitanti del Castello. Il Palazzo Vandini richiama l’attenzione del visitatore all’Umanesimo e al Rinascimento: nobile Palazzo, oggi utilizzato come raffinata struttura turistica, con sale finemente arredate, ristorante e albergo con 20 camere con vista su scorci di natura incontaminata. Dagli scantinati dell’edificio quattrocentesco partiva un camminamento sotterraneo, che conduceva al Mulino sottostante il Paese. Un tocco di contemporaneità è dato dalla Fontana, scultura d’acqua di Franco Assetto, dedicata al Maestro elementare e a Caterina Remies Forlani, simbolica figura d’insegnante del luogo. Il Museo Assetto, che è anche sede della Biblioteca comunale, contiene una raccolta monografica di opere d’arte dello stesso autore, donate al Comune di Frontino. Molte di queste appartengono al periodo surrealista, ma l’artista, dotato di grande fantasia e attivismo giunge anche ad espressioni di tipo iperrealista, con varie testimonianze presenti nel Museo.

Nella Chiesa parrocchiale, intitolata ai Santi Pietro e Paolo, è esposta, tra l’altro, la tela della Scuola di Federico Barocci, il pittore urbinate più importante dopo Raffaello, rappresentante Madonna con Bambino e Santi Ubaldo e Francesco e il piccolo Federico Ubaldo della Rovere (1610). Una tela rappresentante la Crocefissione e i Santi Pietro, Giuseppe, Antonio da Padova e Paolo (1616) è collocata dietro l’altare maggiore. Fresche miniature dipinte su piccole tavole del fonte battesimale sono state recentemente scoperte e restaurate.

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