castello-della-porta-frontone

Sede: Strada Provinciale San Savino – Frontone

Apertura:
Dal mese di Settembre fino al mese di Maggio: Sabato ore 15.00 – 19.00 – Domenica e festivi ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
Nel mese di Giugno: Sabato ore 15.00 – 20.00 – Domenica e festivi ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 20.00
Nel mese di Luglio: Sabato ore 16.00 – 20.00 – Domenica e festivi ore 11.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00
Nel mese di Agosto: Dal lunedì al sabato ore 16.00 – 20.00 – Domenica e festivi ore 11.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00

Informazioni:
Tel. 338 3805478 – 339 8429426
www.comune.frontone.pu.it
frontone5@interfree.it

Storia

Il Castello di Frontone, nella Provincia di Pesaro e Urbino, situato di fronte il Monte Catria (mt. 1701), a pochi chilometri dal noto Eremo di Fonte Avellana in un contesto ambientale e paesaggistico unico, riapre al pubblico nell’estate 2001 dopo anni di restauro. Lo storico edificio racchiude una storia che abbraccia capitoli di fondamentale importanza per le Marche e non solo: reperti archeologici attestano che questo territorio fu abitato dagli Umbri, Galli e Romani (295 a. C.); poi dai Longobardi e successivamente dai Franchi come testimoniano le preziose pergamene dei monaci Avellaniti e Camaldolesi. La storia di Frontone è legata soprattutto al suo Castello, conteso da principi e da guerrieri per il dominio delle contrade circostanti e che oggi rappresenta uno dei più chiari esempi di architettura militare dell’XI secolo.

Per lunghi periodi dovette sottostare alla giurisdizione di Cagli e poi a quella di Gubbio; dal 1291 al 1420 i veri signori di Frontone furono i Gabrielli di Gubbio, ai quali fu sottratto nel 1420 dal Conte Guidantonio di Urbino. In seguito al tentativo di Sigismondo Malatesta di Rimini di conquistare Frontone, Federico da Montefeltro decise di intraprendere lavori di potenziamento del sistema difensivo del Castello. Dopo la signoria dei Montefeltro, Frontone passò ai Della Rovere finché il 17 gennaio 1530 non divenne sede di contea: il Castello e il territorio furono allora donati da Francesco Maria Della Rovere al nobile modenese Giammaria Della Porta con tutto il territorio.

Nel 1808 Frontone e la Provincia di Urbino passarono al Regno d’Italia. Ai Della Porta rimasero tutte le proprietà private di Frontone tra cui la Rocca che, in stato di abbandono, fu ceduta nel 1965 e in seguito acquistata da Comune di Frontone. Una parte consistente della critica è concorde nell’attribuire la risistemazione della Rocca durante la signoria di Federico da Montefeltro all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, attivo per il Duca di Urbino a partire dal 1473.

Opere più importanti

Madonna del Soccorso: Olio su tela cm. 180 x 90 Artista locale tardo – manierista. Provenienza Chiesa di S. Maria del Soccorso di Frontone. Il dipinto presenta la Madonna del Soccorso, una delle iconografie mariane più popolarmente diffuse nell’area umbro-marchigiana, tra XV e XVI secolo. La tela raffigura la Madonna, in ampie vesti drappeggiate e con la corona sulla testa, che afferra per mano il bambino insidiato dal demonio simboleggiato dalla creatura mostruosa che si intravede sulla destra. La Vergine ha in mano una sorta di flagello con il quale scaccia il diavolo. Sotto il profilo stilistico, il dipinto è assegnabile al tardo Cinquecento, ancora inseribile nel clima figurativo delle Marche settentrionali, definito Manierismo metaurense.

Madonna con il Bambino: Olio su tela cm. 71 x 53 Artista Bottega di Gaetano Lapis. Provenienza Chiesa di S. Maria del Soccorso di Frontone. Il dipinto raffigura la Madonna col Bambino nell’iconografia derivata da una fortunata invenzione di Carlo Dolci (Roma, Galleria Borghese), poi ripresa da molti artisti successivi. La celeberrima immagine presenta la Vergine seduta, volta verso lo spettatore, in atto di sorreggere teneramente tra le braccia Gesù Bambino, che, in piedi sulle sue ginocchia, tenta i primi passi. Gaetano Lapis ne realizzò una bella versione per la Collegiata di S. Giovanni Battista a Cantiano di cui questa tela è una replica. Si tratta di un dipinto devozionale, realizzato tuttavia con estrema diligenza, le cui particolarità stilistiche lo rendono accostabile alla produzione della Bottega del Lapis.

Madonna del Carmine e il Conte della Porta: Olio su tela cm. 225 x 152 Artista Francesco Allegrini. Provenienza Chiesa di S. Maria del Soccorso di Frontone. Il dipinto è firmato “Franc.Allegrini F.1679”. In un buio interno, con un’ampia finestra che si apre sul Castello di Frontone, è posto un personaggio a mezza figura, in eleganti vesti seicentesche, con le mani giunte e lo sguardo volto verso la Madonna col Bambino che compare tra le nubi. La Vergine è accompagnata da due Angeli che le tengono una corona sul capo e porge lo scapolare verso il gentiluomo orante.

Visione di Sant’Antonio da Padova: Olio su tela cm. 211 x 139 Artista Gaetano Lapis. Provenienza Chiesa di S. Maria del Soccorso di Frontone. La pala raffigurante la Visione di Sant’Antonio da Padova, i cui caratteri stilistici, peraltro, sono immediatamente riconducibili ai modi raffinati del Maestro cagliese è un’opera della piena maturità del Lapis, dipinta presumibilmente nel 1740 o poco dopo, negli anni dunque della piena affermazione sancita dall’accoglimento tra i membri dell’Accademia di San Luca, avvenuta il 3 ottobre 1741, dietro presentazione di Sebastiano Conca. Ma ciò che riscatta la banalità dell’invenzione, accanto alla consueta ricercatezza formale, è l’estenuato languore del giovane Santo dai delicatissimi tratti, quasi femminei, che stringe dolcemente il Bambino portando al petto un’esile mano nervosa.

Madonna del Rosario, San Girolamo, San Domenico, San Francesco d’Assisi, Santa Caterina da Siena e Angeli: Olio su tela cm. 262 x 197 Artista Benedetto Nucci. Provenienza Chiesa Parrocchiale S. Maria Assunta. La pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario, è momentaneamente esposta presso le sale della Rocca di Frontone in attesa di ritornare nella Chiesa Parrocchiale. L’attribuzione all’artista egubino Benedetto Nucci, è avallata da due dati: la sigla “B.N.” in fondo a sinistra, seguita dalla data 1582; la concordanza stilistica riscontrabile tra quest’opera e la pala di uguale soggetto ubicata a Castelbellino, nei pressi di Jesi, nel locale Museo Civico, firmata “Benedecti Nuccii Egubini” e datata tra l’ottavo e il nono decennio del XVI secolo.

Madonna con il Bambino e due Santi: Olio su tela cm. 196 x 159 Artista Marchigiano. Provenienza Chiesa Parrocchiale S. Maria Assunta. L’opera è esposta nella Raccolta Comunale d’Arte della Rocca di Frontone in attesa di tornare nella locale Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta. Essa raffigura in alto la Madonna tra le nubi, dai colori cangianti, in piedi; il suo sguardo è rivolto verso la Santa in basso a destra. Tra le braccia trattiene Gesù Bambino che reca nella mano destra una rosa: il suo sguardo è rivolto in basso, verso il Santo inginocchiato e recante un giglio tra le mani. Sullo sfondo si intravede un Castello, forse proprio la Rocca di Frontone. L’opera, ascrivibile a un Artista locale attivo nel XVII secolo, fu probabilmente eseguita da due mani diverse all’interno della stessa bottega. E’ evidente infatti la differenza qualitativa riscontrabile tra le figure della Madonna e di Gesù Bambino e i due Santi sottostanti, la cui esecuzione appare più sommaria rispetto alla dolcezza, in particolare dei volti, del gruppo mariano.

L’Addolorata, San Giuseppe, Sant’Orsola, San Vincenzo Ferrer, San Giacomo Maggiore, San Francesco d’Assisi: Olio su tela cm. 70 x 52 Artista Gaetano Lapis e Bottega. Provenienza Chiesa di S. Maria del Soccorso di Frontone. I personaggi, raffigurati tutti a mezza figura, sono riconoscibili per la precisione dei dettagli iconografici. La Madonna Addolorata volge lo sguardo al cielo, tiene le mani allacciate ed ha il seno trafitto da una spada (al posto dei sette pugnali della più popolare tradizione iconografica), secondo la frase evangelica “Ed anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Luca 2, 34-35). San Giuseppe volge anch’egli gli occhi al cielo e tiene in mano un ramo fiorito. Sant’Orsola, figlia di un re, è caratterizzata dalle vesti sontuose, dalla corona, ma soprattutto dal vessillo e dalla palma del martirio subito con le undicimila compagne che la seguirono nella fuga per sottrarsi al matrimonio con un principe pagano. San Vincenzo Ferrer veste l’abito domenicano, reca sulla testa l’emblematica fiammella, allusiva al fuoco della sua predicazione e all’ispirazione profetica di cui era dotato, e tiene un libro aperto con la scritta “Timete Deum et date Illi honorem quia venit horajudicii eius”, tratta dall’Apocalisse (14,7). San Giacomo Maggiore è l’apostolo anziano, in veste di pellegrino, col tipico bastone e la conchiglia per bere fissata al mantello. San Francesco, infine, è assorto in preghiera, con le mani giunte davanti ad un libro aperto sulle cui pagine posa una croce.

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